Insomnia, di S. King

InsomniaRalph Roberts perde il sonno dopo la morte della moglie, e con la stanchezza incominciano a manifestarsi le auree degli abitanti di Derry. E non solo: fanno la loro comparsa sul piano dell’esistenza i dottorini calvi – strane e indeterminate figure schiave dell’Intento e del Caso – che lo coinvolgeranno in corsa contro il tempo.

Trovo molto originale l’idea di questi protagonisti ultrasessantenni che combattono contro il Caso fra gli acciacchi della terza età, e di certo King è sempre il Mastro della Scrittura, ma – un MA bello grosso – questo libro è troppo lungo. Per le prime 400 pagine non succede molto, se non che Ralph incomincia a vedere le auree… e anche nelle restanti 400 i fatti sono molto diluiti.

Varie sono le citazioni e i collegamenti con altri libri scritti dallo stesso autore, e questo gioco al “cerca il riferimento” è sempre divertente. Per il resto il romanzo è un po’ lento.

L’Ombra dello Scorpione, di S. King

L'ombra dello scorpioneDevo ammettere che non trovo alcun senso al titolo italiano. Molto più logico il titolo originale inglese The Stand.

Detto questo, il libro racconta di un’epidemia che uccide qualcosa come il 99,4% della popolazione mondiale. Non contenti, i sopravvissuti sono chiamati a raccolta, attraverso i sogni, in due poli: quello del bene di Mother Abagail, e del male dell’Uomo che Cammina, Randall Flagg. La storia è un intreccio dei vissuti dei protagonisti, spinti verso uno scontro finale che lascia abbastanza… perplessi, o per lo meno, molto delusi (nnooo non può finire così!).

Un’osservazione su questo libro è che è troppo lungo. Sono quasi 1000 pagine nella mia versione non tagliata, e la trama è per i miei gusti molto diluita. La sensazione, alla fine del libro, è di aver letto molte pagine e pochi fatti – non saprei spiegarlo in altro modo. Rimangono delle descrizioni fantastiche e raccapriccianti, e momenti di pura paura.

La Chiamata dei Tre, di Stephen King

La Chiamata dei Tre è il secondo volume del ciclo La Torre Nera, di Stephen King. Miglioriamo rispetto a L’Ultimo Cavaliere, ma non posso dire che mi sia piaciuto. Riporto la premessa scritta nel post al primo volume: mi rendo conto che per capire questa serie bisogna aver letto la bibliografia completa di Stephen King, per cui mi impegno a rileggere questo libro quando avrò finito tutti gli altri romanzi, e se la mia opinione sarà cambiata, a pubblicare un nuovo post di recensione.

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La Torre Nera: l’ultimo cavaliere, di S. King

C’è chi considera la serie della Torre Nera come l’opera portante dell’autore. Su questo non posso esprimermi, perché pur essendo King uno degli abitanti del mio personale Pantheon degli Dei Scrittori, non ho letto tutte le sue opere – missione mastodontica. E mi rendo conto che per capire questa serie bisogna aver letto la bibliografia completa di Stephen King.

Quindi mi impegno a rileggere questo libro quando avrò finito tutti gli altri romanzi, e se la mia opinione sarà cambiata, a pubblicare un nuovo post di recensione.

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Cuori in Atlantide di Stephen King

Stamattina cercavo fra le pagine di Cuori in Atlantide un bellissimo passaggio in cui Stephen King descrive gli uomini “bassi” e le loro automobili.

Questo è un libro a cui devo molto. Era il 2010 ed ero in crisi: non riuscivo più a trovare letture stimolanti. Poi un giorno, in un mercatino dell’usato, ho trovato una copia scalcagnata di Cuori in Atlantide e l’ho presa, così, senza aver letto la trama in copertina. Ed è stato quello che tutt’ora considero un segno dal mio Pantheon di Dei Scrittori.

Un libro meraviglioso, ricco di informazioni e sensazioni, di vita vissuta negli anni Sessanta e Settanta. Un libro che mi lasciò satura di nuovi pensieri, di nuove conoscenze e forse un po’ triste per quei personaggi che dopo una forsennata corsa non avevano raggiunto niente. E nelle sue pagine il vecchio Brautigan racconta a Bobby dei libri che poi avrei cercato, riavviando il motore della lettura con una nuova passione. Non solo: King descrive il ’68 in tutte le sue contraddizioni, una storia dopo l’altra, spingendoti avanti come un cavallo all’ultimo giro.

Questo è il mio libro, quello che rimarrà come un punto di svolta.

Finisco riportando uno stralcio di quel passaggio che stavo cercando, in Uomini bassi in soprabito giallo,  prima parte del libro:

– non intendevo basso di statura – precisò. – uso “basso” alla maniera di Dickens per intendere persone dall’aria alquanto stupida… e alquanto pericolosa. Il tipo di individui che troveresti a giocare a dadi nei vicoli, per esempio, a passarsi una bottiglia di liquore nascosto in un sacchetto di carta durante la partita. Il tipo di individui che si appoggiano a un palo del telefono e fischiano alle donne che passano dall’altra parte della strada mentre si puliscono il collo con fazzoletti che non sono mai veramente puliti. Individui che considerano eleganti i cappelli con la piuma nella fascia. Individui che danno l’impressione di avere tutte le risposte a tutte le domande più stupide della vita. Non mi sto spiegando molto bene, vero? C’è niente di quel che ho detto che evoca in te qualche ricordo, un’idea? – (Cuori in Atlantide, pag. 56, edizione tascabile della Sperling&Kupfer)

Se chiudete gli occhi non li vede anche voi, gli uomini bassi in soprabito giallo?
Grazie Stephen King.