Black Boy, R. Wright

black boy Ho iniziato un open course dell’università di Yale sulla letteratura americana dal 1945 a oggi. Le prime lezioni sono dedicate a Black Boy di Richard Wright, l’arte dell’autobiografia e il rapporto fra pressione del contesto storico-editoriale e l’opera finale.

Black Boy si compone di due parti. La prima è la cruda storia di un ragazzo nero, povero, che affronta la sua infanzia agli albori del Novecento nel Mississippi. É la vita dell’autore, nel tentativo di un bambino di prendere il controllo sul linguaggio e la parola, unita alle vicende di altri per creare un black boy universale.

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The Help, di K. Stockett

The helpCome al solito arrivo al romanzo dopo aver visto il film, e proprio perché la pellicola mi era molto piaciuta.

The Help, in italiano L’Aiuto, racconta dell’atto di coraggio di Aibileen e Minny, donne di servizio afroamericane di Jackson, che nella Mississippi degli anni sessanta, fortemente razzista e segregazionista, decidono di narrare le loro storie di vita come bambinaie e cameriere di “signore bianche”. Ad ascoltarle ci sarà Eugenia Phelan, giovane ragazza con il sogno del giornalismo, decisa a svicolarsi dal destino obbligato di sola moglie e madre.

Il libro tratta quindi un tema importante nella storia americana, un tema delicato, ma senza mai diventare pesante, grazie a una grande capacità di coinvolgimento nelle storie di queste tre donne.

Un’ottima lettura, e il film riesce a trasmetterne l’ironia, in una risata che fa riflettere.

 

Il buio oltre la siepe, di Harpen Lee

ilbuiooltrelasiepeQuesto libro mi è stato consigliato da molti fra professori, amici e scrittori, ma ammetto di averlo ignorato per quasi dieci anni, spaventata da tematiche che ritenevo troppo pesanti, quale la discriminazione razziale nell’America degli anni Trenta. Un altro libro tricia fegato, pensavo, non fa per me… e non potevo essere più in errore.

Questo bellissimo libro è stato pubblicato nel 1960, da Harpen Lee, ed ebbe un immediato successo, tanto da far vincere all’autrice il premio Pulizer lo stesso anno. Nel 1962 esce poi nelle sale il film diretto da Robert Mulligan, con protagonista Gregory Peck, vincitore di tre premi oscar (sotto il trailer).

Sarà la piccola Scout, con l’ingenuità e la purezza di una bambina di otto anni, a raccontarci spensierata delle estati passate cercando di svelare, insieme a Dill e il fratello Jem, il mistero di casa Radley, ma soprattutto delle reazioni della cittadina di Maycomb, Alabama, quando il padre, l’avvocato Atticus Finch, prenderà le difese del giovane di colore Tom Robinson, accusato ingiustamente di aver violentato una ragazza bianca.

Solo una nota: come al solito non sono d’accordo con la traduzione in italiano del titolo, che in inglese è To Kill a Mockingbird, ovvero uccidere un usignolo, o un merlo, che ha forti riferimenti all’interno del testo.

Auschwitz, ero il numero 220543 – Denis Avey

Questa la testimonianza di Denis Avey, soldato inglese, reduce della Desert War e del campo di prigionia militare E715.

Durante i lavori forzati alla IG Farben, per due volte, e di sua spontanea volontà, scambia la sua divisa con quella di Hans, ebreo prigioniero ad Auschwitz III, ed entra nel campo di concentramento. Si priva così della poca protezione concessa ai militari dagli accordi di Ginevra e diventa un “destinato allo sterminio”. Solo leggendo il libro capirete il perché di questo gesto, della sua umanità e disperazione.

Durante la prigionia, Avey aiutò anche Ernest Lobethall, mettendolo in contatto con la sorella e rifornendolo di sigarette. Queste gli permisero di comprarsi un paio di scarpe, che durante le marce della morte del 1945 gli salvarono la vita. Il libro riporta anche la sua terribile testimonianza.

Per i video-testimonianza visita il sito della BBC.