Frankenstein, o il moderno Prometeo, di Mary Shelley

FrankensteinPubblicato nel 1818 da Mary Shelley, è un classico della letteratura. L’autrice aveva 19 anni, figlia della filosofa Mary Wollstonecraft, fondatrice del femminismo, e moglie del poeta inglese Percy Bysshe Shelley.

La trama, difficile non conoscerla, racconta la drammatica storia del dottor Victor Frankenstein, che in nome della scienza dona la vita alla creatura che sarà la sua distruzione.

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Thérèse Raquin, di Émile Zola

therese rasquin zolaThérèse Raquin è il romanzo che rese celebre Émile Zola. Condannato all’epoca come appartenente alla “letteratura putrida” era invece destinato a rimanere nella storia ed essere riportato nei manuali come un classico del Naturalismo francese. Precede il ciclo dei “Rougon-Macquart” (1871-1893), venti libri in cui Zola racconta la “storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero”, e di cui ho letto i bellissimi romanzi de Lo scannatoio e NanàLeggi Tutto →

Kim, di R. Kipling

All’età di 41 anni, nel 1907, Kipling riceve il Premio Nobel per la letteratura, ed è a oggi (12/12) il più giovane fra i vincitori. Tutti lo conosciamo, direttamente o indirettamente, per Il libro della giungla, o per la poesia Se, in cui prima o poi si incappa.

Kim ha dodici anni ed è vissuto come un’indigeno nell’India coloniale. Il padre era un sottufficiale irlandese protestante stanziato nella terra del Gange, morto di oppio lasciando al figlio solo la profezia di un Toro Rosso che arriverà ad elevarlo a grandi onori, e una balia che non lo accudisce. Kim cresce per strada e nei mercati, cresce a contatto con la gente e diventa l’Amico di tutto il Mondo, puro, furbo e veloce, sempre immischiato negli affari degli altri per cui fa da corriere di missive d’amore e… di spionaggio.

La vita di Kim cambia quando incontra un lama tibetano alla ricerca del Fiume che lo purificherà dai suoi peccati e lo libererà dalla Ruota della Vita (il ciclo di reincarnazione). L’uomo è saggio, ma non adatto alla Strada e così il ragazzo decide di diventare suo chela (discepolo) per vedere il mondo e inseguire il suo Toro Rosso. Durante il viaggio incontrerà i soldati, i sahib (bianchi), che lo manderanno a scuola e ne faranno, con sua grande gioia, una spia. Il ragazzo però non si dimenticherà del suo Santone, e fino alla fine, fra un agguato e una fuga, riuscirà a condurlo nella sua Ricerca.

Il libro è molto suggestivo, per la commistione di colori, religioni, mestieri, pensieri, linguaggi, che è l’India stessa. Con Kim si mendica cibo per strada e sempre qualcuno è disposto ad “acquisire merito”, si attraversano pianure e montagne, e ci si ritrova a percorrere la Grand Truck Road affollata di gente e carretti. Lo seguiamo con curiosità in quel Grande Gioco che altro non è che la guerra fra britannici e potenze confinanti per il mantenimento della colonia.

 «Allora non hai imparato la lezione, chela». Il lama si coricò  su una coperta ripiegata, mentre Kim continuava a sbrigare le faccende serali. «Non è stato che uno scontro fra ombre. Il male in sé – in questi ultimi giorni le mie gambe si stancano così presto! – si è scontrato con il male in me… rabbia, furore, e desiderio di restituire il male. Tutto ciò mi ha fatto ribollire il sangue, ha messo in subbuglio il mio stomaco e stordito le mie orecchie». A questo punto afferrò la tazza di tè caldo che gli porgeva Kim e bevve solennemente «Se fossi stato libero dalle passioni, quel brutto colpo avrebbe soltanto un male fisico – un graffio o un livido – che è pura illusione. Ma la mia mente non era distaccata, perché ha subito provato un forte desiderio di lasciare che gli uomini di Spiti uccidessero. Per soffocare quel desiderio, ho sottoposto la mia anima a uno strazio ben più atroce di mille colpi. Solo dopo aver ripetuto le Benedizioni» (voleva dire le Beatitudini buddhiste) «mi sono calmato. Ma il male che si è insinuato dentro di me in quel momento di sconsideratezza continua la sua azione. Giusta è la Ruota, e non devia di un pelo! Impara la lezione, chela»

Nanà, di Émile Zola

Per la recensione di Nanà vi riporto un passaggio della prefazione di Aldo Nove al libro:

Quelle di Zola sono cartoline da un (differente) presente (quando c’era, il presente), che si poteva attaccare […], biasimare, cambiare. E in quelle cartoline c’è l’unicità della texture delle descrizioni degli oggetti, degli ambienti, dei volti e dei travolgenti movimenti della storia quando la storia c’era, anche con la esse maiuscola, e che Zola ci dà a una densità inaudita e splendidamente inattuale.

Nanà è proprio questo: un racconto di una densità inaudita. Figlia di Gervaise e Copeau, protagonisti dello splendido Lo scannatoio, Nanà è una prostituta di alta classe, erede dei geni marci e distruttivi dei genitori. Il libro rivela la situazione degenere della borghesia parigina di fine ottocento, senza alcun moralismo sotteso, ma con delle descrizioni che ti proiettano nell’epoca, fino a farti sentire il puzzo mal celato dall’odore mellifluo di donna.  Una lettura che consiglio.

Nanà passava, simile a un’invasione, a una di quelle nuvole di cavallette il cui volo di fuoco distrugge una provincia. Bruciava la terra su cui posava il piedino. Fattoria dopo fattoria, prateria dopo prateria, sgranocchiò tutta l’eredità, con i suoi modi graziosi, senza neppure accorgersene, come se avesse sgranocchiato, tra un pasto e l’altro, un sacchetto di praline poggiato sulle ginocchia. Erano cose senza importanza, null’altro che dolciumi.

Bel-Ami, libro e film

Bel-Ami è un romanzo di Guy de Maupassant pubblicato nel 1885, e lo definirei una godibilissima lettura.

Narra le vicende dell’arrampicatore sociale Georges Duroy, che sfruttando abilmente e senza scrupoli l’amore delle donne riesce a ottenere tutto ciò che vuole. Passa da una moglie all’altra, dalle amanti alle prostitute, spinto da una delle pulsioni basilari dell’uomo: il desiderio, in questo caso di denaro e di successo, trasformato in ossessione dalla morte senza al di là e la paura della miseria. Un uomo che si muove senza un briciolo di riconoscenza verso chi si è gentile, un corrotto morale, pure vigliacco, il cui viscidume è perfettamente trasmesso dalle pagine osmotiche di Maupassant. E proprio per tutto ciò terribilmente umano.

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