L’Avversario, E. Carrère

La mattina del sabato 9 gennaio 1993, mentre Jean-Claude Romand uccideva sua moglie e i suoi figli, io ero a una riunione all’asilo di Gabriel, il mio figlio maggiore, insieme a tutta la famiglia. Gabriel aveva cinque anni, la stessa età di Antoine Romand. Più tardi siamo andati a pranzo dai miei genitori, e Romand dai suoi. Dopo mangiato ha ucciso anche loro.

L’autofiction, termine francese, è un genere letterario: mentre racconta una storia, l’autore parla anche di sé. Emmanuel Carrère utilizza questo espediente per narrare la vita di Jean-Claude Romand, assassino. Leggi Tutto →

Fuga dal Campo 14

“L’esercito e il popolo nordcoreani non lasceranno che gli Stati Uniti distruggano l’inviolabile sistema socialista con il pretesto dei diritti umani” ha dichiarato l’agenzia stampa di Stato nordcoreana, che è poi passata alle minacce affermando che il paese si sarebbe vendicato con rifugiati e attivisti: “Chiunque osi mettere in dubbio o criticare i vertici nordcoreani sappia che, dovunque si trovi, non è al sicuro, e deve aspettarsi una punizione spietata” 

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Black Boy, R. Wright

black boy Ho iniziato un open course dell’università di Yale sulla letteratura americana dal 1945 a oggi. Le prime lezioni sono dedicate a Black Boy di Richard Wright, l’arte dell’autobiografia e il rapporto fra pressione del contesto storico-editoriale e l’opera finale.

Black Boy si compone di due parti. La prima è la cruda storia di un ragazzo nero, povero, che affronta la sua infanzia agli albori del Novecento nel Mississippi. É la vita dell’autore, nel tentativo di un bambino di prendere il controllo sul linguaggio e la parola, unita alle vicende di altri per creare un black boy universale.

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Auschwitz, ero il numero 220543 – Denis Avey

Questa la testimonianza di Denis Avey, soldato inglese, reduce della Desert War e del campo di prigionia militare E715.

Durante i lavori forzati alla IG Farben, per due volte, e di sua spontanea volontà, scambia la sua divisa con quella di Hans, ebreo prigioniero ad Auschwitz III, ed entra nel campo di concentramento. Si priva così della poca protezione concessa ai militari dagli accordi di Ginevra e diventa un “destinato allo sterminio”. Solo leggendo il libro capirete il perché di questo gesto, della sua umanità e disperazione.

Durante la prigionia, Avey aiutò anche Ernest Lobethall, mettendolo in contatto con la sorella e rifornendolo di sigarette. Queste gli permisero di comprarsi un paio di scarpe, che durante le marce della morte del 1945 gli salvarono la vita. Il libro riporta anche la sua terribile testimonianza.

Per i video-testimonianza visita il sito della BBC.