Un pensiero prima del cambiamento

È quasi un anno che non scrivo un post nella categoria “momenti di vita”. Me ne sono accorta girovagando per il blog con l’intento dichiarato di fare un po’ d’ordine e quello celato di tenere la mente occupata rispetto a una serie di novità.

Continuo a fare i miei soliti incubi, anche se nell’ultimo periodo si sono addolciti, e non ho più avuto modo di aggiornare la lista di “stramberie incontrate per la via”. Sono stata troppo distratta dalla vita per guardare veramente il mondo e perdermi da qualche parte. Rincorro la scommessa letteraria senza riuscire a recuperare lo scarto, e potete star certi che non ho mai smesso di scrivere.

Presto saprete come la mia storia ha preso una svolta insolita, il tempo di aggiustare qualche problema tecnico e di prendere coraggio.  Sono entusiasta e preoccupata, il che mi rende imprevedibile. Abbiate pazienza, cari lettori, e presto vi sarà svelato il segreto.

Maybe there aren’t any such things as good friends or bad friends – maybe there are just friends, people who stand by you when you’re hurt and who help you feel not so lonely. Maybe they’re always worth being scared for, and hoping for, and living for. Maybe worth dying for too, if that’s what has to be. No good friends. No bad friends. Only people you want, need to be with; people who build their houses in your heart.

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Oggi mi sento come un sommozzatore che riemerge dal profondo di un oceano oscuro e spaventoso. Che rompe quella pesante barriera d’acqua per mordere l’aria, e urlare al cielo: sono vivo! Sì, sono vivo! Mi sento come il corridore che dopo essersi spinto al limite si ferma, e gli gira la testa, mentre lo stomaco combatte per non rimettere, che fa un passo avanti e gli tremano le ginocchia. Ma che a quello successivo è già più fermo, e a quello dopo gioisce dell’aria fresca che gli accarezza il volto sudato, e più avanza più è sicuro, più avanza e più è forte, più avanza e più è consapevole di essere pronto a ripartire.

Oggi sono stordita e grata, come dopo una lunga corsa. E poi, farò il mio primo passo. Ho così tante cose che mi aspettano, da decidere, da fare. Ho ancora così tanto da correre. Ma oggi mi sento più forte di ieri. Oggi sono più forte di ieri. E sono più decisa, convinta.

Mi sono ritrovata immersa nei miei vecchi quaderni di scrittura. Pagine e pagine di trame, di domande, di sviluppi, di capitoli, di bozzetti. Scritti a matita, a penna, in stilografica. Scritti lontani nel tempo, di oltre dieci anni fa, e altri recenti, dietro all’angolo dei ricordi di oggi. Quanti personaggi ho abbandonato, quante storie, quanti mondi. E loro mi aspettano, sempre. Armati di spade di cartone, come bambini che non vedono l’ora di crescere. Di diventare reali. Quante volte ho promesso di non abbandonarli, quante volte me ne sono andata, lasciandoli soli sulla pagina. È una strana sensazione.

Non importa dove scappi

Avevo solo due pensieri per la testa: 1) volevo dormire e 2) volevo allontanarmi dalla pila di libri sul mio comodino. Volevo scappare da Bukowski, Lorenz,  Grossman, Kundera, Asimov… e i loro alter ego digitali rinchiusi nel kindle. Urlare: basta! Non voglio più vedervi! Sono stanca, lasciatemi in pace! Non ho voglia di leggere!

Come un naufrago mi sono lasciata trasportare dal mare fino a una spiaggia dorata. Ho gioito della frescura del letto, stesa di traverso, lunga, come un gatto che si stiracchia nella penombra. Poi l’occhio mi è caduto sul comodino, e allora ho provato a combattere, ma ormai il mio rifugio era stato trovato, i libri mi avevano afferrato per il tallone e tirata verso il cielo.

Questi maledetti si fanno beffa di me, e mentre ambisco al riposo mi intrappolano in Insomnia, di S. King. Oh Derry, Derry, sto tornando fra le tue strade.

Il primo sogno di Febbraio

Questo è un sogno fatto stamattina, e mi dicono meriti di essere condiviso.

Due ladruncoli (di cui uno scemo) hanno trovato un portale per il viaggio nel tempo. Entrano in un garage abbandonato da una porta, escono da un’altra che si apre nel Medioevo, all’esterno di un castello, dove dame e cavalieri camminano in un prato verde. C’è un fiume pieno di bambini che si fanno trasportare dalla corrente, infilati in ciambelle gonfiabili (…a dire il vero il mio Medioevo sembra un parco giochi). I due ladruncoli eseguono piccoli furti di oggetti che rivendono come antichi nel loro mondo.

L’intelligente dei due si innamora di una ragazza del suo tempo, che fa la restauratrice, e decide di farle una sorpresa. Le fa bendare gli occhi e la porta nel medioevo, in una chiesa con un soffitto bellissimo che nel loro tempo non esiste più. La porta fino alle travi sporgenti del soffitto (che sembrano un’impalcatura di ferro, a essere onesti) e la fa sedere sul bordo, nel punto in cui c’è la vista migliore.

Le toglie la benda. Lei ammira il soffitto, stupefatta e incredula della bellezza degli affreschi, ma non consapevole di essere seduta su una trave, molto in alto. Si sporge in avanti, precipita e muore.