Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides

Le Vergini Suicide, pubblicato nel 1993, è il libro d’esordio di Jeffrey Eugenides, autore che con il suo secondo romanzo, Middlesex, uscito nel 2002, ha vinto il premio Pulitzer. Una narrazione di un sogno ad occhi aperti, il ricordo di un estate rivissuta con lo sguardo adulto e la malinconia dei sogni perduti; il tentativo di indagare le oscure ragioni del suicidio delle cinque sorelle Lisbon, che nel cuore di quei ragazzi avevo assunto l’alone magico delle ninfe.

Le vergine suicideLe Vergini Suicide mi ha ricordato Il Giovane Holden di Salinger. In entrambi si percepisce l’asfissiante lotta dei protagonisti adolescenti contro la perdita dell’innocenza che accompagna l’entrata nella vita adulta. Ma se il giovane Holden Caulfield combatte contro la realtà, cercando di rimanere ancorato alla sua identità, fra queste pagine, come già ci viene rivelato dal titolo e dalla prima frase dell’incipit, il finale è scontato.

La mattina che si uccise anche l’ultima figlia dei Lisbon (stavolta toccava a Mary: sonniferi, come Therese) i due infermieri del pronto soccorso entrarono in casa sapendo con esattezza dove si trovavano il cassetto dei coltelli, il forno a gas e la trave del seminterrato a cui si poteva annodare una corda. Scesero dall’ambulanza, con quella che come al solito ci sembrò una lentezza esasperante, e il più grasso disse sottovoce: “Mica siamo in tivù, gente: più presto di così non si può”. Stava spingendo a fatica le apparecchiature per la rianimazione accanto ai cespugli cresciuti a dismisura, sul prato incolto che tredici mesi prima, all’inizio di quella brutta storia, era perfettamente curato.

Non vi consiglio di leggere questo libro mentre siete a letto, la palpebra tende a calare proprio per via della narrazione densa, che ricorda quelle giornate d’estate in cui il tempo sembra essersi fermato e anche il volo di un passero ha un significato mistifico.

Leggetelo quando siete ben svegli, saprà avvolgervi e colpirvi con la forza.

Dal libro è stato tratto l’omonimo film diretto da Sofia Coppola.