Tempo fuor di sesto, di Philip K. Dick

Questo è uno di quei libri in cui non riesco a trovare un modo per parlarne senza fare spoiler. Tipo: potrei iniziare così… no, spoiler… allora facciamo così… no, ancora peggio… Per cui mi arrendo: è un bellissimo libro, cercherò di spiegarvi perché senza rovinare l’atmosfera.

Tempo fuor di sestoIn una tranquilla cittadina americana degli anni Cinquanta vive Ragle Gumm, un bravo ragazzo che ogni giorno si impegna a vincere un concorso del quotidiano locale, cercando allegramente di sedurre la moglie del vicino. Ma Ragle Gumm sembra essere consapevole di un altro mondo e di un altro tempo, che cospirano contro di lui, e non si tratta di un semplice caso di paranoia. Ragle Gumm, in qualche modo, è al centro del mondo. Ma di quale?

Dick è un maestro nel creare puzzle, a inserire un dubbio sottile nella trama che finirà per stravolgere la prospettiva della storia, nel costruire personaggi costantemente affetti da manie persecutorie in bilico fra realtà e immaginazione. Una lettura che parte lenta, nella ridente cittadina di Old Town e le case anni Cinquanta, e via via si sviluppa in una spy story e infine in un romanzo di fantascienza figlio della guerra fredda.

Concedetegli il tempo di partire e verrete trascinati in un tempo fuor di sesto.

“Chi sta cercando di imbrogliarci?” domandò Vic.
“Il… nemico” disse Sammy, dopo un momento di esitazione.
“Quale nemico?” domandò Ragle.
Sammy ci pensò su e infine disse: “Il nemico che è tutto intorno a noi. Non so come si chiamano. Ma sono dappertutto. Scommetto che sono i Rossi.”
Ragle domandò al ragazzo: “E in che modo ci stanno imbrogliando?”
Sammy rispose, sicuro: “Ci stanno puntando dritto in testa le loro pistole imbroglianti!”

Altre recensioni di Dick: La svastica sul sole, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Ubik.