Robopocalypse, di Daniel H. Wilson

Scrivere una recensione buona è facile almeno quanto scriverne una cattiva. Il problema per me si presenta con romanzi come questo, che si fermano nel limbo. Non ci sono grossi ostacoli nella lettura, ma nemmeno grandi punti d’interesse. Alla fine ho chiuso il libro con un vago senso di delusione, perché le premesse erano ottime.

RobopocalypseÈ un giorno qualunque, in un futuro prossimo, quando la tecnologia comincia a dare segni di malfunzionamento. All’inizio sembrano solo errori di sistema più o meno gravi: Laura Perez, madre single, si accorge che la bambola “intelligente” della figlia è diventata minacciosa; Takeo Nomura, uno scienziato giapponese solitario, viene aggredito dal suo robot femmina, unica compagna di una vita da scapolo; Paul Blanton, un marine di stanza in Afghanistan, vede un’unità per la sicurezza e la pacificazione compiere atti terribili. Poi, d’improvviso, la situazione precipita. Scocca l’Ora Zero, la sovversione dell’ordine costituito. La guerra dei robot ha inizio e il trionfo di Archos sembra inevitabile: l’umanità sarà decimata. Ma forse, per la prima volta nella storia, unita per sopravvivere. 

Il romanzo segue le vicissitudini di più personaggi durante un arco temporale di quasi tre anni, a partire dai primi incidenti isolati con i robot fino alla conclusione della New War contro Archos. Ognuno racconta la sua storia in prima persona, e nonostante siano etnicamente e anagraficamente molto differenti fra loro, le voci tendono ad assomigliarsi.

La prima parte del libro mi ha entusiasmato, soprattutto per la crudezza di alcune immagini, poi però la struttura è diventata ripetitiva, e la trama ha iniziato a mostrare alcune lacune. Il finale non mi ha coinvolta, questo perché tutto il romanzo si sviluppa come un rapporto fatto a posteriori, a guerra finita, per cui, già dal primo capitolo, è chiaro come andrà a finire. Allora o rendi la storia incredibilmente interessante, o sono solo molte pagine di guerra che portano a una conclusione nota. Anche il tentativo morale (l’umanità che si unisce e mostra la parte migliore di sé solo quando deve combattere un nemico comune…) è debole.

Per cui è vero che non è un libro malvagio, ma ultimamente ho letto romanzi scifi più interessanti, come L’uomo di Marte, Annientamento o Ancillary Justice. Molti paragonano Robopocalypse a World War Z, favorendo quest’ultimo, ma io personalmente non l’ho letto per cui mi limito a segnalarvi il fatto senza prendere posizione. Inoltre, Steven Spielberg doveva dirigere il film tratto dal romanzo, ma le date sono slittate e per adesso il progetto è fermo.