Ogni cosa è illuminata, di Jonathan Safran Foer

Una diversa prospettiva. L’Olocausto raccontato dalla terza generazione: non una testimonianza diretta, non i figli che scrivono del loro rapporto con un genitore sopravvissuto ai campi, ma bensì un nipote che descrive come questo terribile evento abbia inciso sulla vita dei nonni, influenzato i genitori, e di riflesso sia arrivato fino a lui.

Ogni cosa è illuminataCon una vecchia fotografia in mano, un giovane studente americano, che si chiama Jonathan Safran Foer, visita l’Ucraina per trovare Augustine, la donna che può aver salvato suo nonno dai nazisti. Jonathan è accompagnato nella sua ricerca da un coetaneo ucraino, Alexander Perchov, detto Alex. Alex lavora per l’agenzia di viaggi di famiglia, insieme a suo nonno che, a dispetto di una cecità psicosomatica fa l’autista, e in compagnia di una cagnetta maleodorante, chiamata Sammy Davis Jr Jr, in onore del cantante preferito dal nonno.

Il romanzo si struttura in più storie intrecciate fra loro dall’atto stesso di scrivere un romanzo e dalla corrispondenza postale. Jonathan Safran Foer spedisce ad Alex i capitoli che sta scrivendo riguardo a suo nonno e alla sua bis-bis-bis-bis-bis nonna, coprendo un periodo di tempo che va dall’Ottocento fino alla Seconda Guerra Mondiale; Alex manda a Jonathan i suoi capitoli, che ricostruiscono la loro ricerca in Ucraina di Augustine; fra i capitoli dell’uno e dell’altro ci sono le lettere di Alex a commento delle parti di Jonathan e delle correzioni che gli vengono fatte, e da cui emerge la parte più vera e l’anima dei protagonisti.

Dal punto di vista letterario è un libro impressionate, soprattutto se si considera che Foer aveva solo venticinque anni nel momento della pubblicazione ed era il suo romanzo d’esordio. Non a caso Ogni cosa è illuminata ha avuto molti riconoscimenti, ed è stato scelto dagli studenti di Yale come libro conclusivo sul corso dedicato agli autori moderni e postmoderni. Potete trovare qua le due lezioni a riguardo: Open Yale Courses.

Dal libro è stato tratto l’omonimo film con  Elijah Wood come Jonathan Safran Foer. La pellicola si concentra sulla ricerca in Ucraina, il romanzo era decisamente troppo complesso per conservare tutte le storie. Quello che mi ha più sorpreso è la trasformazione di Jonathan Safran Foer da scrittore a collezionista, anche se poi l’elemento della scrittura è conservato.