L’incanto del lotto 49, di Thomas Pynchon

La realtà è dentro questa testa. La mia. Sono il proiettore del planetario, tutto il piccolo universo chiuso visibile nel cerchio di quel palcoscenico esce dalla mia bocca, dai miei occhi, e anche da qualche altro orifizio.

Scrivere la recensione di un romanzo postmoderno è sempre un gran casino. Perché? Facciamo rispondere allo stesso Pynchon, che di questo movimento fa parte (ho letto la versione inglese, per cui cit. in lingua e traduzioni a braccio):

Behind the hieroglyphic streets there would either be a transcendent meaning, or only the earth.

Dietro i geroglifici di strade poteva esserci un significato trascendente, oppure solo terra.

pynchon incanto lotto 49Postmoderno: non esiste una verità oggettiva, ma più versioni della stessa storia. E se il romanzo non può risolvere quello schema complesso che è la vita, non può restituirci una risposta, può per lo meno metterci in contatto con la materia che compone il reale: il senso di sofferenza degli sconfitti e la compassione. O almeno questo è quello che ho capito seguendo la lezione di Yale dedicata a L’incanto del lotto 49 e a Thomas Pynchon (video in fondo alla pagina).

Un pomeriggio d’estate Mrs Oedipa Maas, rincasando da un party Tupperware in cui la padrona di casa aveva messo forse un po’ troppo kirsch nella fonduta, scoprì che lei, Oedipa, era stata nominata esecutore o – meglio, a suo parere – esecutrice testamentaria di un certo Pierce Inverarity, un magnate immobiliare californiano che una volta nel tempo libero aveva perso due milioni di dollari, ma possedeva ancora beni in quantità, e abbastanza aggrovigliati da renderne l’inventariazione tutt’altro che una passeggiata.

Già dall’incipit mi sono innamorata di Oedipa Maas,  che abbandona la vita da casalinga in cui è relegata per seguire un testamento, e ritrovarsi in  una cospirazione mondiale delle Poste vecchia di secoli, un enigma che rasenta la paranoia e chissà mai se avrà un senso (voi che dite?). E la seguiamo in uno (mille) spaccati sociali dei primi anni sessanta.

Inutile dire che mi è piaciuto molto: a volte è disorientante, ma allarga l’orizzonte delle proprie letture. Chiudo con una curiosità:  L’incanto del lotto 49 è considerato precursore del cyberpunk. E con questo ho detto tutto. Buona lettura!

Open Yale Courses: http://oyc.yale.edu/