Il terminale uomo, di Michael Crichton

Fantascienza vintage. Il terminale uomo viene pubblicato nel 1972,  quando ancora i CD non esistevano, il microprocessore era appena stato sviluppato e i computer si presentavano così:

IBM 370

Il terminale uomo Harry Benson è soggetto ad attacchi incontrollabili d’ira, che lo rendono violento e pericoloso. Per questo decide di sottoporsi a un’operazione sperimentale che prevede l’inserimento nel cervello di 40 elettrodi collegati a un minicomputer, sistema in grado di controllare il comportamento tramite stimolazioni elettriche.

Vera protagonista della prima metà del libro è l’operazione chirurgica e le sue implicazioni morali, ovvero: quando si passa quel limite che trasforma la macchina da sostegno all’uomo a predominante sull’uomo? Non c’è da soprendersi, queste sono le caratteristiche dei tecno-thriller di Crichton: grande documentazione e il tentativo di portare il lettore alla riflessione, senza mai annoiarlo. Infatti, fra il computer e Benson si crea un’interazione imprevista che culmina nella fuga del pericoloso paziente, e inietta la seconda parte del romanzo, altrimenti un po’ lento, della suspance della caccia all’uomo.

Lettura godibile, anche se forse è il libro di Crichton che meno mi ha impressionato. Altre recensioni: Jurassic Park, Il mondo perduto, Sol Levante, Timeline, Sfera.

Nel 1974 dal romanzo è stato tratto un film.

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