Joyland, di S. King

Tate Tylor, regista di The Help, si è assicurato i diritti cinematografici di Joyland ancor prima che il libro venisse distribuito al pubblico. D’altra parte come non rimanere affascinati da una storia di fantasmi dentro a un Luna Park?

JoylandEstate 1973, Heavens Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perché la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw, che gli affitta una stanza, ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto: nel Castello, infatti, è rimasto il fantasma di una ragazza uccisa macabramente quattro anni prima. E così, mentre si guadagna il magro stipendio intrattenendo i bambini con il suo costume da mascotte, Devin dovrà anche combattere il male che minaccia Heavens Bay. E difendere la donna della quale nel frattempo si è innamorato.

Joyland si legge volentieri, e lo consiglio. Non è un romanzo dell’orrore, non è violento e neppure macabro. Manca la tensione che si percepisce fin dall’inizio nelle pagine, ad esempio, di The Dark Half. La storia di fantasmi e assassini  è secondaria rispetto al personaggio in crescita di Devin, e conduce a un’improvvisa accelerazione narrativa sul finale.

Nel complessivo ho divorato questo libro alla velocità di un affamato. Privo di complicazioni, senza morali, spiegazioni, secondi fini, opinioni, questo romanzo vuole vendere divertimento e forse anche un po’ di magia. Per me ci riesce.

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