Under the Dome (telefilm)

Under the dome verQuesto è il primo post che scrivo a recensione di un telefilm. Non guardo molta televisione, e soprattutto ho seguito pochissime serie, per cui il mio metro di giudizio è limitato e si basa soprattutto sulla lettura del romanzo Under the Dome, di Stephen King.

Solitamente sono la prima a dire: non giudicate un film dal libro e viceversa, per cui cercherò di mantenermi coerente.

Partiamo dalla trama: sulla ridente cittadina di Chester’s Mill cala una cupola (una sorta di campo di forza invisibile), la popolazione si ritrova reclusa ad affrontare l’emergenza e l’idiozia umana, e la situazione degenera. Il romanzo è lungo (qualcosa come 900 pagine), con molte storie secondarie, da cui a mio avviso era difficile trarre un film, ma possibile creare una serie televisiva esaustiva e capace di ingaggiare lo spettatore.

Invece, Under the Dome stravolge fin da subito la struttura, e questo, almeno all’inizio, mi ha sorpreso e incuriosito. Ho pensato: bene, sarà qualcosa di nuovo anche per me. Il problema è che la storia alternativa è debole e il finale ridicolo (sì, ridicolo). L’idea di base del libro – il motivo della cupola – viene apparentemente abbandonata, ed era ciò che rendeva il romanzo un’opera di genio. Capisco l’idea commerciale di fare più stagioni, ma a questo punto avrei dedicato una prima serie a Chester’s Mill e poi fatto cadere la cupola su qualche altra città, magari una metropoli. Vero anche che di solito le prime stagioni sono dei test di mercato,… non lo so, alla fine di tutto mi ha annoiato e deluso.

Un’altra cosa che mi ha dato fastidio è che Julia Shumway, personaggio femminile intelligente e positivo nel libro, diventi una perfetta scema nella serie televisiva. Passo e chiudo.

1 commento

  1. Io invece guardo molti telefilm e non ho letto il libro: confermo che fa cagare

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