Kim, di R. Kipling

All’età di 41 anni, nel 1907, Kipling riceve il Premio Nobel per la letteratura, ed è a oggi (12/12) il più giovane fra i vincitori. Tutti lo conosciamo, direttamente o indirettamente, per Il libro della giungla, o per la poesia Se, in cui prima o poi si incappa.

Kim ha dodici anni ed è vissuto come un’indigeno nell’India coloniale. Il padre era un sottufficiale irlandese protestante stanziato nella terra del Gange, morto di oppio lasciando al figlio solo la profezia di un Toro Rosso che arriverà ad elevarlo a grandi onori, e una balia che non lo accudisce. Kim cresce per strada e nei mercati, cresce a contatto con la gente e diventa l’Amico di tutto il Mondo, puro, furbo e veloce, sempre immischiato negli affari degli altri per cui fa da corriere di missive d’amore e… di spionaggio.

La vita di Kim cambia quando incontra un lama tibetano alla ricerca del Fiume che lo purificherà dai suoi peccati e lo libererà dalla Ruota della Vita (il ciclo di reincarnazione). L’uomo è saggio, ma non adatto alla Strada e così il ragazzo decide di diventare suo chela (discepolo) per vedere il mondo e inseguire il suo Toro Rosso. Durante il viaggio incontrerà i soldati, i sahib (bianchi), che lo manderanno a scuola e ne faranno, con sua grande gioia, una spia. Il ragazzo però non si dimenticherà del suo Santone, e fino alla fine, fra un agguato e una fuga, riuscirà a condurlo nella sua Ricerca.

Il libro è molto suggestivo, per la commistione di colori, religioni, mestieri, pensieri, linguaggi, che è l’India stessa. Con Kim si mendica cibo per strada e sempre qualcuno è disposto ad “acquisire merito”, si attraversano pianure e montagne, e ci si ritrova a percorrere la Grand Truck Road affollata di gente e carretti. Lo seguiamo con curiosità in quel Grande Gioco che altro non è che la guerra fra britannici e potenze confinanti per il mantenimento della colonia.

 «Allora non hai imparato la lezione, chela». Il lama si coricò  su una coperta ripiegata, mentre Kim continuava a sbrigare le faccende serali. «Non è stato che uno scontro fra ombre. Il male in sé – in questi ultimi giorni le mie gambe si stancano così presto! – si è scontrato con il male in me… rabbia, furore, e desiderio di restituire il male. Tutto ciò mi ha fatto ribollire il sangue, ha messo in subbuglio il mio stomaco e stordito le mie orecchie». A questo punto afferrò la tazza di tè caldo che gli porgeva Kim e bevve solennemente «Se fossi stato libero dalle passioni, quel brutto colpo avrebbe soltanto un male fisico – un graffio o un livido – che è pura illusione. Ma la mia mente non era distaccata, perché ha subito provato un forte desiderio di lasciare che gli uomini di Spiti uccidessero. Per soffocare quel desiderio, ho sottoposto la mia anima a uno strazio ben più atroce di mille colpi. Solo dopo aver ripetuto le Benedizioni» (voleva dire le Beatitudini buddhiste) «mi sono calmato. Ma il male che si è insinuato dentro di me in quel momento di sconsideratezza continua la sua azione. Giusta è la Ruota, e non devia di un pelo! Impara la lezione, chela»

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