1Q84, di H. Murakami

Sono arrivata a 1Q84 incuriosita dall’intervento di Chip Kidd per TED, il creatore della bellissima copertina del volume rilegato, come del famosissimo logo di Jurrasic Park.

Dopo il grande entusiasmo nato dai primi capitoli del libro (qui un assaggio), ho dovuto abbandonare la lettura per trovare la giusta ispirazione cyberpunk nel Neuramente di Gibson, alle prese con la scrittura del racconto lungo L’Orco Meccanico (scaricalo gratis!). Una volta finito, mi sono catapultata su 1Q84 con rinnovata passione e voglia di proseguire nella storia. Ma sono rimasta delusa. 

Sono arrivata alla fine del primo libro convogliando tutta la mia buona volontà. La trama, lasca e poco definita, si intuisce sotto una marea di parole in eccesso, descrizioni molto dettagliato, e troppe – ma veramente troppe – ripetizione. Sembra che Murakami dubiti della mia memoria e della mia capacità di sfogliare il libro a ritroso in caso di necessità, così ripete pezzi di dialogo, contestualizza la stessa situazione ancora e ancora…

Nonostante questo ho letto il secondo libro convinta che quel poco di trama intravista valesse la pena di essere approfondita. Capirete quindi la mia delusione quando dopo 300 pagine la storia è rimasta… lasca e poco definita, e soprattutto, nonostante tutte queste parole, poco chiara e approfondita, allucinata.

Visti i commenti sul terzo libro, non penso lo leggerò. Fine.

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